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“A distanza di un anno come procede il tuo giapponese? Lo parli? Lo Capisci? Che livello sei?”

Se studiate in Giappone, o avete intenzione di viverci, sappiate che questa domanda vi perseguiterà a vita. Personalmente, con sorriso sforzato, deglutito rumoroso e sguardo leggermente preoccupato do sempre la solita risposta.

“Sono in fase di apprendimento!”

 

Premessa. Sono arrivata in Giappone con un livello pari a zero. Mai studiato Hiragana o Katakana, mai letto manga, mai giocato a videogame giapponesi e, gli unici Anime, risalgono ai pomeriggi dopo scuola, quando in Tv c’era ancora “Bim, Bum, Bam”! (Ve lo ricordate o sono già troppo vecchia?!)

Paraculata? Forse si, ma vi assicuro che ero di un’ignoranza tale da non saper neanche ricordare parole basi come “connichiwa” o “sayonara”. Mi limitavo ad un continuo “Arigatou” pronunciato anche in momenti non necessari. E vi ricordo che, oltre ad essere stata in Giappone due volte, avevo un fidanzato (attuale marito) giapponese.

Proprio per questo motivo, non e’ stato difficile pianificare i miei primi mesi a Tokyo.

Ritorno sui banchi di scuola

Ancora prima di partire, comprare un biglietto aereo, ed annunciare ai miei genitori che sarei andata dall’altra parte del mondo (scusa mamma se lo scopri in questo modo) avevo già in mente cosa fare.

Mi sono affidata ai consigli di GoGo Nihon! e mi sono iscritta ad un corso di lingua.

Ho passato i miei primi 6 mesi in Giappone studiando la mattina in biblioteca o in caffetteria, e andando a scuola nel pomeriggio. 6 mesi in cui mi e’ sembrato di tornare ai tempi delle scuole superiori.

Compiti a casa, ansia pre e post esame, vita notturna improvvisata con i compagni di classe (di cui alcuni quasi 30enni ma con ancora tanta voglia di fare festa stile neo maggiorenni), pettegolezzi nei corridoi e gite durante l’anno apparentemente “culturali”. (In realtà’ siamo andati un giorno intero a Fujiland sulle montagne russe).

 

Foto ricordo di classe. Notare la gioia adolescenziale.

Ma non sei una adulta che sta imparando la lingua giapponese in una scuola da adulti?

Vi assicuro che l’intenzione di volermi concentrare esclusivamente sullo studio è stata portata a buon fine. Voti alti, compiti fatti, ripetizioni la sera con Yo … ma l’ambiente scolastico rimane tale a qualsiasi eta’. Era impossibile non tornare ragazzini.

Sono contenta di questi sei mesi?

Assolutamente si. Vi ho detto che il mio livello era pari ad un foglio bianco? Bene, la scuola mi ha insegnato a riempirlo.

Ho imparato le basi di lettura e scrittura, come ci si comporta in determinate occasioni e cosa e’ meglio dire. Ho scoperto che la lingua giapponese non e’ fatta solo di parole, ma anche di posture e movimenti che in realtà, molto spesso, comunicano più del suono. Ma soprattutto, mi sono convinta che non ci sono particolari segreti per impararla se non costanza e dedizione ogni giorno (no day off).

Dimenticate libri che promettono di poter diventare madrelingua in 6 mesi, non possono funzionare.

Dunque, hai iniziato a parlare giapponese?!

Dubitate di me se vi dico che la risposta e’ NI?

Un giorno un caro amico di Yo (che rispetto molto) mi ha detto

“La scuola non può aiutarti fino ad un certo punto. Devi vivere una popolazione per poterla comprendere e per poter iniziare a parlare la stessa lingua”.

Dopo aver pensato “ma io abito in Giappone!” ho subito realizzato che in realtà vivevo nella mia bolla quotidiana, fatta di amici internazionali, con cui parlavo in inglese, Yo, con cui tutt’ora comunico in inglese, ed una città’ come Tokyo disposta a comprendermi anche se non utilizzavo il giapponese.

Grammatica a colazione e Kanji per cena? Non era, e non e’ abbastanza.

 

 

Ed e’ così che, alla millesima domanda di Yo : “e se ci trasferissimo fuori città?”, dopo ripensamenti e ripensamenti, non e’ stato poi cosi difficile impacchettare le nostre cose, salire su un camioncino affittato, caricarlo di valigie (tra cui un tavolo e la mia adorata Graziella) e cambiare aria.

Ho lasciato la scuola, gli ambienti internazionali di madrelingua inglese, varie distrazioni, e ci siamo catapultati in una zona in cui o parli giapponese, o comunichi a gesti.

Dunque, ora parli giapponese?

Pensavo di si.

Pensavo che riuscire a rispondere alle domande della solita cassiera al supermercato su chi sono, cosa faccio e da dove vengo mi rendessero una persona capace di padronale la  lingua nel quotidiano. Pensavo che capire gli annunci alla stazione del treno mi avrebbe reso capace di muovermi liberamente, in qualsiasi posto. Pensavo che riuscire a capire e parlucchiare con la famiglia di Yo (ovviamente can mille errori) fosse sufficiente.

Ma sapete quando i miei castelli sono crollati?

  1. Quando visitando la città’ natale di Yo nel nord del paese, ho avuto modo di andare a cena con i suoi amici che, con una velocità’ tale ed un accento del tutto nuovo per le mie orecchie, mi hanno reso il Giapponese una lingua sconosciuta.
  2. Quando ho realizzato che, sia la cassiera del supermercato, che tutte le persone con cui sono riuscita a comunicare mi sono sempre venute incontro parlandomi in maniera informale, amichevole. I problemi sono arrivati quando ho iniziato ad avere a che fare con sconosciuti, intenti a rispettare le regole di conversazione che rientrano nella categoria di Keigo – 敬語.

Se con il punto uno, dovrò’ mettermi il cuore in pace e cercare di far pratica con l’accento di Yamagata (e’ infatti una zona in cui torniamo spesso), con il secondo non si scappa. Studiare è l’unica soluzione.

 

Opera dell’artista giapponese “Keigo”. L’unico modo per raggiungere gli obbiettivi, e’ lavorare sodo.

Keigo, una forma di rispetto, un incubo

Per chi non lo sapesse, il Keigo 敬語  e’ una forma di conversazione “educata” simile al “Lei” in Italiano. Al contrario della nostra lingua, il suo utilizzo è molto più complesso.

Il suo utilizzo prevede:

  • Cambiamento di intere parole o frasi (quasi come studiare un secondo vocabolario);
  • Aggiunta di prefissi onorifici davanti;
  • La conoscenza di tre diversi gruppi con tre diversi livelli di “educazione” che vanno usati in contesti e persone specifici (stile educato, umile e onorifico)

Se il tuo livello di lingua Giapponese permette ti consente di rispettare questi tre punti, ti meriti tutta la mia stima.

Se venite in Giappone per vacanza, non e’ necessario sapere il Keigo. I Giapponesi sono a conoscenza della difficolta’ della loro lingua, e vi assicuro che, nel momento del bisogno, vi verranno incontro con frasi semplici e coincise.

Se vivete in Giappone invece, avere una nozione di questa forma e’ necessario per poter sopravvivere alla vita quotidiana in quanto il suo utilizzo non si limita agli uffici. Sentirete parlare Keigo alle stazioni del treno, hotel, supermercati, voci annunci pubblici, postino, consegne a domicilio. Insomma, i luoghi o le persone con cui si ha spesso a che fare!

Il mio livello di lingua Giapponese dopo un anno?

Mi definisco ancora un livello da “conversazione elementare”. Se con i Kanji studio il livello N2, non posso dire lo stesso con il mio parlato.

Una strada ancora lingua, ma sicuramente piena di soddisfazioni.