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L’arrivo di un tifone, viene predetto per tempo. Erano infatti ormai giorni che le news ed i giornali, ci informavano della potenza del tifone Hagibis.

Diretto verso l’area di Tokyo, avrebbe proseguito verso nord per poi dileguarsi nell’atmosfera. Tutti sapevamo del suo arrivo, ma come spesso accade, tutti eravamo troppo impegnati ai problemi della vita quotidiana, per dargli il giusto peso.

Per carità, la natura non può’ essere contrastata. E’ più forte di tutti noi tutti esseri umani messi insieme, ed in questi ultimi anni c’e lo sta dimostrando  (famoso “cambiamento climatico” che alcune persone continuano a negare). Correre ai ripari e’ l’unica soluzione, ma quando si tratta di catastrofi di questo calibro, non e’ sempre detto che risolva il problema.

Vi sembrerò esagerata, troppo critica. Ma sono queste le sensazioni ed i pensieri che mi giravano per la testa mentre stavamo riempiendo i nostri zaini , abbandonando la nostra casa e ci stavamo dirigendo verso la scuola superiore del nostro vicinato, ritenuta la “safe zone” del quartiere.

Prima dell’arrivo del Tifone Hagibis

La sera prima del tifone ci siamo diretti al supermercato, non tanto per fare scorta di provviste, ma per vedere com’era la situazione.

A casa avevamo già’ riempito i nostri termos più un bottiglione da 5 L di acqua, avevamo qualche snack in dispensa (zuccheri), riso in abbondanza (carboidrati) , verdura, frutta (vitamine e fibre) e uova che avremo bollito (proteine). Nonostante ci fossero ancora delle preparazioni da fare (riso e uova) ci sentivamo pronti in caso di emergenza.

Cosa che aveva fatto anche tutto il nostro vicinato!

Arrivati al supermercato, ci siamo trovati di fronte ad una marea di scaffali vuoti.

 

Tra le verdure, cavolo e insalata insacchettati, germogli di soia, daikon, carote e patate erano andati a ruba. Stessa cosa per gli scaffali di Cup Ramen, della carne e degli obento.

Snack come patatine, biscotti e caramelle erano pieni a meta’, mentre i prodotti da forno come pane, brioche o panini erano spariti (non c’era neanche più la targhetta del prodotto). Tra le bevande invece, acqua e te non erano sopravvissuti alla razzia.

Più di un anno in Giappone e non avevo mai visto una situazione del genere, e neanche Yo, che di tifoni ne ha vissuti sicuramente più di me.

Avere a che fare con una faccia della natura cosi arrabbiata, mi ha fatto capire quanto sia sempre stata fortunata in passato. Sono cresciuta in una zona in cui eventi di questo tipo si leggono solo sui giornali internazionali, senza creare un minimo turbamento nelle nostre vite.

Non ho mai visto un grande temporale, mai avuto paura di una scossa di terremoto, mai temuto un’inondazione che portasse via la mia casa e mai visto razzia di cibo al supermercato se non la mattina di pasquetta o ferragosto. Sono stata incredibilmente fortunata.

Sara’ per questo che l’arrivo del primo J-alert che annunciava l’immediata evacuazione delle case la mattina dell’arrivo di Hagibis, ha fatto crescere in me il panico.

 

Tifone Hagibis

Durante il tifone Hagibis

Povero Yo!

Quella mattina ha avuto a che fare con una pazza ancora in pigiama e mezza sonnambula che tra un “速く” (in fretta) ed un “What are you going to do!” (cosa faremo!) saliva e scendeva le scale di casa portando ai piani superiori tatami, cuscini, tavolini (e tutto ciò’ che era trasportabile), incelofanava i computer e copriva le finestre con cartoni e nastro adesivo. Sara’ per il cuore a mille, o perché ho fatto tutto il più velocemente possibile, ma i ricordi di quella mattina sono molto sfocati.

Yo invece, con tutta calma, aveva cotto il riso, bollito le uova, riempito l’acqua, messo le bici all`ingresso e preparato i nostri zaini.

Dopo una chiamata veloce ai genitori a casa preoccupati, alle 7,30 eravamo pronti ad uscire di casa, sotto una pioggia che si stava facendo sempre più fitta e con l’acqua che iniziava ad uscire dai tombini.

Come segnalato dal nostro comune, ci siamo diretti in una delle scuole superiori, che qui in Giappone sono riconosciute come luoghi sicuri, resistenti e perfetti per le evacuazioni.

A parte un primo momento di panico dovuto alle porte chiuse all’ingresso della scuola (non era segnalato ma in realtà bisognava andare nella palestra, nel retro dell’edificio), una volta entrati abbiamo (ho) tirato un sospiro di sollievo.

Alle 8 di mattina non c’era tanta gente.

Oltre a noi e qualche ragazzo solo, il resto erano principalmente anziani che, addormentati sul loro tatami o intenti a leggere il giornale, erano probabilmente li da diverso tempo.

J-Alert

Per chi non lo sapesse, il J-alert (messaggio di emergenza sul cellulare) che si riceve in casi di emergenza, indica anche quale livello di evacuazione e’ meglio rispettare. Mentre il giorno prima era stato diffuso il livello tre, la mattina dell’arrivo del tifone avevamo raggiunto il livello 5, che aveva proseguito fino al suo passaggio.

 

Tifone Hagibis

 

Di conseguenza, gli anziani nella palestra, erano li’ da diverso tempo, molto prima di noi.

Sistemati i nostri zaini su un tatami, in un angolo della palestra, siamo subito stati accolti dai dipendenti del comune, facilmente riconoscibili da una pettorina rossa, che, divisi nelle diverse scuole sparse per la città, avevano la responsabilità di far in modo che tutti stessero bene.

Sono stati degli angeli!

Molti penseranno: “E’ il loro lavoro!”. E’ vero, ma lasciatemi dire che la gentilezza e disponibilità che ci hanno dimostrato sono state inimmaginabili. Per tutte le 15 ore chiusi in quella scuola, sono sempre stati attivi e presenti (sono sincera nel dirvi che non li ho mai visti seduti).

Tifone Hagibis

Offrivano assistenza agli anziani che facevano fatica a camminare, alle famiglie con neonati e si preoccupavano di tenerci informati sulla situazione esterna.

Ma non sono stati solo loro a colpirmi.

Mi vengono le lacrime agli occhi ripensando al senso di comunità in cui ci siamo ritrovati coinvolti. Dai più giovani agli anziani, tutti si offrivano volontari per aiutarsi a vicenda.

Come la mattina presto, quando, con l’arrivo di un numero sempre maggiore di persone, era necessario posizionare diversi tatami (materassi) per la palestra, offrire giornali e coperte ai più anziani. Nessuno chiedeva aiuto, ma tutti si alzavano volontariamente per dare una mano nel momento del bisogno.

Tifone Hagibis

Ho adorato il momento in cui sono arrivati i viveri da mangiare. Un enorme box di legno contenete del delizioso riso fumante. Per poterlo distribuire facilmente a tutti quanti, le donne, ma in particolare le nonne, si sono messe a formare con le mani ad una velocità impressionante onigiri, che altri volontari, prontamente, portavano a tutti.

Il senso di comunità che ho percepito, non ha eguali.

E’ stata sicuramente una lunga giornata in cui l’unico intrattenimento era vedere i bambini correre e giocare, ed il cellulare, che quasi ogni ora suonava a tutti in contemporanea a causa del J-alert che ci informava sul livello raggiunto di pericolosità.

Verso sera abbiamo assistito all’arrivo di Hagibis. Erano circa le 18,30. Per sicurezza ci avevano spostati al terzo piano della scuola (anche qui, con tatami sulle spalle e anziani che facevano fatica a camminare in barella, tutti si davano una mano), e, a parte vento e pioggia spaventosi che si sentivano e vedevano dalle finestre, la zona in cui abitiamo non ha subito gravi danni. Il fiume grande vicino a casa e’ rimasto nel suo letto, ed i ponti hanno retto.

 

Dopo 15 ore bloccati, tutti volevano velocemente tornare a casa. E cosi’, fortunatamente, e’ stato.

Nonostante gli avvertimenti del comune che volevano rimanessimo nella scuola fino all’arrivo della luce del sole, appena la pioggia e’ rallentata, tutti si sono dileguati il più in fretta possibile.

Data la nostra inesperienza di fronte ad un tifone, siamo stati tra gli ultimi ad uscire. E dopo aver ringraziato tutti coloro che ci avevano aiutato con un rigoroso chino del capo, siamo finalmente tornati a casa.

 

l giorno dopo e’ subito sole

Il giorno successivo ad un tifone, e’ sempre caratterizzato da un sole accecante ed un innalzamento delle temperature. Non importa quanto sia stato forte o distruttivo, il giorno dopo e’ subito sole.

Ma dietro la facciata solare, c’e il terribile dovere di fare i conti con la situazione.

Il Giappone si e’ risvegliato con dispersi e feriti. 5,000 persone tutt’ora in stato di evacuazione, 133.000 case nelle 13 prefettura senza acqua, e più di 600 edifici pubblici danneggiati. Insieme a 1/3 della linea Shinkansen Hokuriku sommersa dall’acqua.

 

Tifone Hagibis

 

Siamo stati fortunati.  Tutti parlavano dei danni che poteva avvenire nella zona di Tokyo, in quanto casa della capitale. Ma sono state le prefetture di Nagano e Fukushima le principali aree vittime del tifone. Con zone completamente sommerse dall’acqua, sono stati registrati più feriti e dispersi che nel resto del paese. Al momento, gli abitanti si trovano senza luce, gas, acqua potabile insieme ai servizi di primaria necessita’.

Il ministro Shinzo Abe ha affermato che Hagibis e’ stata una terribile tragedia per il paese. Dichiarandolo un “severe natural disaster” ha potuto incrementare le spese ed i lavori di ricostruzione nelle diverse zone colpite.

Eventi della portata di questo tipo, fino ad ora, sono capitati a diversi anni di distanza l’uno dall’altro.

Molti affermano che con il cambiamento climatico, questa distanza sarà sempre più ravvicinata, e che la potenza di queste tempeste tropicali sarà sempre più forte.

Che ci crediamo o meno, non sarà forse il caso di iniziare a cambiare qualcosa nelle nostre vite?

 

 

Ele&Yo

 

 

 

 

 

 

 

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