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17 settembre 2018. Primo giorno in Giappone.

Esattamente un anno fa’, arrivavo a Narita. Ricordo ancora il viaggio della speranza.

A causa di uno dei tanti tifoni di fine estate, il mio scalo si era prolungato di qualche ora e la mia ansia e paura di volare era arrivata alle stelle.

Che sia chiaro, amo viaggiare. Ma ogni volta che salgo su un aereo, ho quel brivido lungo la schiena che svanisce una volta trovato il mio posto e allacciata la cintura.

Sapevo benissimo che non avrei ripreso un aereo per un po’, e questa cosa mi consolava, anche se il saluto alla mamma a casa e il babbo all’aeroporto era stato impegnativo.

Il motivo che mi ha spinto ad arrivare in Giappone e’ principalmente uno: Yo.

Ci siamo conosciuti durante un mio “Study Trip” nella prefettura di Yamagata, abbiamo viaggiato insieme, ci siamo avvicinati e forse innamorati già’ da subito.Dopo una relazione a distanza durata 4 mesi sono tornata da lui, a casa sua, per le feste di natale. Ho conosciuto la sua famiglia e si e’ creato subito uno splendido rapporto. Poi lui e’ venuto da me in Italia, per 3 mesi, ha conosciuto tutti i miei parenti durante un caotico e divertente pranzo di pasqua, e da li in poi, abbiamo capito che le cose potevano funzionare sul serio.

17 settembre 2018 Narita Airport

Ed ora eccoci qua, un anno in Giappone, un anello al dito ed un futuro insieme.

Puro caos

Descriverei i primi giorni in Giappone come puro caos.

(Premessa: era la mia terza volta in Giappone e sapevo a cosa andavo incontro, ma come sempre, vivere in un posto e diverso dal visitarlo come turista.)

Per una persona che arriva da Narita con il treno, munita di bagagli (nel mio caso un quantitativo tale da coprire 3 stagioni) e jet-lag, arrivare a Tokyo o Shinjuku Station non rappresenta esattamente la situazione ideale.

Sono quei luoghi che bisognerebbe evitare sia la mattina che la sera, principalmente nell’orario in cui i giapponesi vanno ed escono da lavoro.

Con le mie 3 valigie peso massimo, di cui una con le ruote rotte, abbiamo dovuto attraversare Shinjuku Station alle 7 di sera. Se ci penso adesso mi viene da sorridere, un anno fa’ mi rimaneva solo da piangere.

Da Narita a Nakano (dove avremo dormito) abbiamo impiegato circa 2,30 H contro 1,19 H suggerita da Google Maps di cui, più’ della meta’ passate in piedi.

Arrivata alla stazione, se pensavo che quella notte i disagi fossero terminati, mi aspettava ancora una sorpresa: la nostra stanza.

Un semplice rientro da lavoro la sera

Soli

Senza nessun conoscente a Tokyo (Yo viene dalla prefettura di Yamagata), avevamo deciso di fermarci temporaneamente in una share house, e da li, cercare un piccolo monolocale in cui trasferirci.

Yo si era occupato della ricerca, e, apparentemente, aveva trovato una stanza abbordabile a livello economico e confortevole. Eravamo partiti in ritardo con la ricerca e dati i tempi stretti avevamo scelto a “sentimento”.

Sicuramente un errore che ci tornerà’ utile in futuro: mai affidarsi alle apparenze!

La stanza di circa 3×2 M era composta da un letto (piazza singola) una mini scrivania ed un mini armadio. Partendo dal presupposto che eravamo in due, in totale avevamo 4 valigie e Yo e’ alto 1,88 cm, era difficile in quel momento avere pensieri positivi.

 

(Sapete pero’ una cosa, dentro quella stanza ci abbiamo vissuto per 2 mesi)

 

Ho la fortuna di avere un marito molto paziente, che sa come cambiare il mio pessimo umore. Posate le valigie in camera, ci eravamo diretti verso l’Izakaya vicino a casa, passando cosi la nostra prima notte in Giappone insieme tra uno Yakitori ed una birra.

Tokyo

Ho vissuto in una grande città’ (New York) una volta soltanto, e per una breve durata di 3 mesi. Per il resto, mi piace definirmi una ragazza di campagna. Arrivare a Tokyo e’ stato come entrare in un negozio di dolci: un lussuria!

Colori, luci, metro ad ogni angolo e ad ogni minuto, tutti i negozi che puoi desiderare a portata di mano, eventi, cafe’, ristoranti… potrei andare avanti ancora ed ancora.

 

 

Quanto mi piaceva svegliarmi all’alba, fare colazione con Yo nella cucina (in comune con altri 4 ragazzi) con la solita fetta di pane tostato e il solito uovo fritto, per poi buttarmi alla scoperta dei quartieri della città’.

In quel periodo abbiamo visto il triste ultimo giorno di Tsukiji Market, l`Halloween scatenato di Shibuya, il romantico natale di Ebisu ed il colorato Hanami di Yoyogi Park.

 

 

 

Ogni giorno è stata un’avventura; ogni volta che uscivo di casa imparavo qualcosa di nuovo, vedevo qualcosa di nuovo, provavo qualcosa di nuovo. Quanti bei ricordi a Tokyo.

Traslochi

Dopo due mesi dal mio arrivo abbiamo fatto il nostro secondo trasloco. Questa volta ci siamo trasferiti in una stanza con cucina e bagno che ci sembrava più’ grande, ma che in realtà era solo più costosa e difficile da gestire. Ma sapete una cosa, ho dei bellissimi ricordi legati a quel posto. Li abbiamo iniziato a cucinare insieme, felici di avere un fuoco (e ripieno uno) tutto nostro.

Ho imparato a preparare alcuni piatti giapponesi, ho poco per volta memorizzato le frasi più’ importanti giusto per sopravvivere ed ho appreso una cosa importante su me stessa: lo shock culturale mi ha reso una donna più’ forte.

Mi spiego meglio.

Ho avuto modo di vedere gruppi di persone che dopo il loro arrivo, di fronte alle differenze di stile di vita piuttosto chiare, si sono chiuse in se stesse, hanno creato un gruppo di amici connazionali o hanno gettato la spugna tornando nel proprio paese.

Al contrario, penso di aver amato dal primo istante questa forte diversità’ in cui mi sono ritrova avvolta, l’essere un’espatriata, ed ho visto in questa differenza un motivo in più’ per immergermi in questa affascinante cultura.

 

 

Dopo 8 mesi a Tokyo abbiamo deciso di cambiare vita.

Presa la meditata decisione di trasferirci in un luogo più’ tranquillo ed abitale (nel rispetto del nostro budget), ci siamo spostati verso il mare, con vista quotidiana sul magnifico Monte Fuji nella prefettura di Kanazawa. Un’appartamento più simile ad una cosa, un vicinato tranquillo e gentili vicini di casa.

Decisamente un nuovo inizio.

 

Giappone

Ancora in Autunno siamo stati ospiti a casa di amici di Yo a Nikko. Abbiamo dormito in una meravigliosa casa tradizionale e per la prima volta ho fatto il bagno in una Ofuro Hinoki, una vasca da bagno fatta interamente con una pregiata tipologia di legno chiamata Hinoki. Indimenticabile. Sempre a Nikko ho assistito al mio primo forte terremoto con il relativo primo J-Alert (spaventoso). Difficilmente lo dimenticherò’.

 

Dream House

Ofuro Hinoki

In inverno ho partecipato ad un viaggio gastronomico a Kanazawa. Ho studiato e visto con i miei occhi la produzione di sake e miso. Ho mangiato uno dei miei migliori pasti in un ristorante di una coppia Australiana-Giapponese sulla penisola di Noto, ed ho fatto tutto ciò’ viaggiando da Tokyo ad Ishikawa (andata e ritorno) usando solo treni locali (Seishun18), sfidando il freddo e la neve invernale giapponese (che non sono da sottovalutare).

 

 

Primavera? Natale con chi vuoi, pasqua con i tuoi! Forse e’ il contrario? Non per noi!

Viaggio in Italia, con tanto di abbuffate di famiglia, abbracci infiniti e risate rumorose. Tutto in stile italiano.

Ciliegina sulla torta, la fatidica dichiarazione “Voglio sposare tua figlia!. Non dimenticherò’ mai la faccia del mio babbo!

 

 

Estate  2019? La corporazione di un sogno. Il 15 agosto ho sposato l’uomo che amo.

Vita da sposati

Troppo presto per giudicare? Forse si, forse no, noi siamo felici.

Tanti pensieri ed obbiettivi per il futuro (sempre troppi) e tanta voglia di metterci in gioco. Viaggio di nozze? Si vedrà’, per ora ci dedichiamo ad organizzare viaggi in giro per il paese sulle nostre biciclette! Per il resto, vediamo cosa ci aspetta il domani!

 

Giappone, Tsuruoka, 15 Agosto 2019

 

 

Ele&Yo