Novembre 12, 2020

La nonna è sempre la nonna

Una lode alle nostre nonne. Giapponesi o Italiane che siano. Coloro che portano saggezza tra le nuove generazioni.  Hanno sperimentato tutti gli aspetti di ciò che significa essere mamma.  Giapponesie o Italiana che sia, la nonna può condividere le lezioni apprese sull’essere genitori, sulla cura di sé e sui consigli pratici per il raggiungimento della gioia, sia come mamma, che come donna.

“La nonna è sempre la notta, che sia giapponese o italiana, l’amore che sprigiona è unico” – Haruto e おばあちゃん

 

Poche parole riescono a descrivere a pieno l’importanza di questa figura nella crescita di un bambino, e di noi, nuove mamme.

Quando ero piccola, sia quella paterna che materna, sono state essenziali per me, i miei fratelli ed i miei cugini.

Si sono prese cura di noi quando i genitori lavoravano, e, senza pretese, ci hanno insegnato molto. Un esempio? L’arte della semplicità.

Entrambe erano persone umili e grandi lavoratrici, che hanno dedicato la loro intera vita alla crescita dei propri figli, mettendo sempre al primo posto la famiglia.

Ho sempre pensato che fosse un atteggiamento un pò estremo, dettato dai tempi storici e dalla società (stiamo parlando di anni in cui l’emancipazione femminile nelle campagne non era un’opzione disponibile), e tutto ciò è assolutamente vero.

Ma sapete una cosa? Tanto di cappello. Quanti di noi sarebbero in grado di sacrificare anche solo la metà del tempo che hanno sacrificato loro, per costruire e tenere in piedi un nucleo famigliare?

Ora che sono mamma, vedo nelle nonne di mio figlio,  due importanti capisaldi che, nonostante la distanza, sono essenziali non solo per la sua crescita, ma anche per la mia.

Ebbene sì, perchè l’amore ed il senso di sicurezza che sprigionano, non ha confini. Che sia Italiana, Giapponese o di qualsiasi altra nazionalità, la nonna è sempre la nonna.

Quella italiana…

 

Mia mamma non è potuta starmi vicino nè gravidanza che il parto, e questa sarà una mancanza che forse ci porteremo dietro per sempre. Ma l’aiuto ed il sostegno che mi ha dato, nonostante fosse dall’altra parte del mondo, è stato incredibile.

Quando ero incinta, le nostre giornate si incrociavano sempre allo stesso orario, le 2 p.m giapponesi. Lei si era da poco svegliata in Italia, ed io avevo da poco finito il pranzo qui in Giappone.

Lei con il caffè del mattino, io, in genere (nausea permettendo), con il caffè del dopo pasto.

Parlavamo quasi per 30 min (diciamo la verità anche 1 ora) tutti i giorni. Di cosa? Non lo sappiamo neanche noi.

Si passava dal chiedere come stessero tutti i componenti della famiglia, fino a gossip vari. Fatto stà che il tempo volava, e spesso ci dicevamo “ok ora basta, ci sentiamo domani”.

Che sia chiaro, anche dall’altra parte del mondo, siamo riuscite a battibeccare (siamo sempre mamma e figlia), ma la maggior parte delle volte ci siamo fatte grandi risate (e qualche volta qualche bel pianto).

Che dire, mamma sei unica, e se ancora non sei riuscita a baciare il piccolo Haruto, non ti preoccupare, appena la situazione troverà un pò di pace, ci riabbracceremo più forti di prima.

…e quella Giappnese

 

Nonnna e Haruto

Non vedevo la mamma di Yo da più di un anno. L’ultima volta era stata al nostro matrimonio, ad agosto 2019.

Era stata un’estate bellissima ed i giorni passati insieme erano volati. Trascorrevamo il tempo chiacchierando, mangiando dolci,  e visitando zone della prefettura di Yamagata che sia io che lei non avevamo mai visto. Mai avrei pensato in quei giorni, che il nostro futuro incontro sarebbe stato con un bambino tra le braccia.

Due mesi prima che il piccolo Haruto nascesse ci aveva detto di essere riuscita a prendere un mese di riposo da lavoro e che sarebbe venuta a darci una mano. Eravamo felicissimi alla notizia (ancora di più la mia famiglia in Italia, preoccupata nel sapere che avrei cresciuta un bimbo da sola).

Sarò sincera nel dire che ero un pò nervosa al pensiero del suo arrivo.

E se non si fosse trovata bene? Se si fosse annoiata? Se avesse visto qualche aspetto nel mio quotidiana che non le sarebbe piaciuto?

Classiche paranoie da arrivo della nonna suocera no?  Bene, niente di tutto questo è mai stato un problema.

Quando sono tornata dall’ospedale lei era lì ad aspettarci a casa. Pranzo già pronto, casa pulita, in ordine, e dolcetti nel cassetto pronti per essere mangiati insieme. Per non parlare degli innumerevoli piccoli acquisti fatti come prodotti per “migliorarci la vita” per l’arrivo del piccolino (stock di prodotti per la pulizia, piccola stufa per quando allatto di notte, accessori per la cucina ecc…).

La nostra routine

Il tempo passato insieme è stato scandito dal ripetersi delle medesime azioni, ogni giorno, ed è volato via in una maniera tale da non crederci.

Mattina

Ogni mattina lei si svegliava alle 5,00 per preparare l’obento di Yo. Noi tardavamo di 30 minuti, il tempo di allattare il piccolo e cambiarlo, ed insieme prendevamo il primo caffè del giorno (lei americano, io americano decaffeinato).

Dopo che Yo andava via, iniziavano le quotidiane lavatrici. Una con i vestiti di lavoro di Yo, l’altra con i vestiti del piccolo ed i nostri. Stendevamo insieme i panni, e alle 7 ci preparavamo per la colazione.

Nonna toast con margarina, uno yogurt e 1/4 di mela. Io Toast con uovo, 1/4 di mela e/o mandarino piu’, per entrambe, il secondo caffè (io sempre deca). Ore 9/9,30 esercizi insieme guardando Radio Taiso su Youtube (super consigliato per risvegliare i muscoli del corpo la mattina).

Da lì in poi la mattinata si alternava tra i pianti del piccolo, lunghi allattamenti, studio improvvisato di giapponese (sogno ancora di passare il JLPT), chiacchiere qua e là e consultazione su cosa potessimo cucinare per cena.

Le 11 era il momento della spesa! Con zaino, berretto e mascherina usciva di casa con la lista della spesa pronta, mentre io, sgranocchiando qualche dolcetto nella dispensa, mi rilassavo guardando qualche video su Youtube o scrollando Instagram… Scherzo! Il mio compito era quello di far stare tranquillo il piccolino che ogni giorno, verso quell’ora iniziava a fare i primi assordanti pianti (abbiamo scoperto dopo la possibilità di qualche possibile problema di gas nello stomaco).

Pomeriggio

Dopo pranzo, il pomeriggio era “libero”. Io ed il piccolo spesso ci facevamo un pisolino, mentre lei andava a passeggiare per il quartiere.

6,30 cena, tutti insieme (anche con il papà), alle 8 bagneto per Haruto (facevamo i turni un giorno a testa), e dalle 9 in poi ognuno si rilassava nella propria camera.

 

Haruto e Nonna

Momento preferito? La domenica tutti e quattro insieme. Io e Yo la mattina ci prendevamo 1 ora di tempo per noi.

Andavamo a fare la spesa o a prendere delle cose per il bimbo, e quando tornavamo, mangiavamo pranzo e spendevamo il pomeriggio tra chiacchiere, film e qualche esperimento in cucina.

Abbiamo preparato la pizza in casa e provato per la prima volta (per me) ad ordinare quella di “Pizza Hut“. Abbiamo impastato gli gnocchi e provato a fare il “Banana Bread” usando il cuoci riso (è venuta da dio!).

 

Banana Bread

Ma che dire, se si tratta di cibo, non ci siamo negate niente neanche durante la settimana. Se il pranzo era il nostro momento relax (la cucina la usavamo solo per riscaldare l’acqua per i noodles o per scaldare gli avanzi del giorno prima), la sera era tutt’altra storia.

Per tutto il mese abbiamo mangiato cibo eccezionale (principalmente 和食) preparato sempre con le sue mani, e penso seriamente che sia stato il miglior ricovero post parto che potessi desiderare.

Grazie おばあちゃん (nonna in giapponese) per essere una persona dal cuore grande, per esserti presa cura di noi ed averci fatto passare un mese pieno di risate e di ricordi costruiti insieme.

We love you!

Ele,Yo&Haruto

 

-> Life in Japan: Un Nuovo Inizio!

 

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